"Belle.
Le divise color carta da zucchero con il colletto ben inamidato, il trucco teatrale degli anni Settanta, le sopracciglia completamente depilate, i capelli acconciati in boccoli voluttuosi e cotonature impeccabili, le scarpe col tacco e le calze di nylon color carne: un esercito di fate sorridenti e leggiadre, magnanimamente a disposizione dei comuni mortali, sempre cortesi e sorridenti - eppure mai servili.
Magda venerava le commesse della Standa come vere e proprie divinità scese sulla Terra: libere, emancipate, sicure di sé, sapevano tutto e si muovevano in maniera disinvolta tra reparti labirintici e migliaia di articoli. Avrebbe voluto essere presa per mano da una qualunque di loro e far parte di quel meraviglioso mondo patinato che prometteva gioie e serenità, dove le luci al neon restavano sempre accese e nulla e nessuno sembrava mai essere fuori posto.
Guardava sua madre, gli abiti dimessi, le scarpe senza tacco, i capelli che avrebbero avuto bisogno di un buon taglio e di un’accurata messa in piega, il viso acqua e sapone: si chiedeva perché mai fosse toccato proprio a lei essere figlia di una portinaia e non di una commessa della Standa - magari una di quelle addette alla cassa, le più temute e rispettate."

Nessun commento:
Posta un commento