martedì 1 settembre 2026

Recensione di "GENS TENEBRARUM" di Antonio Agostino

E se Simon Bar Kokhba — autoproclamatosi messia nel 132 d. C. - non fosse mai morto?

Antonio Agostino riscrive completamente la Storia e costruisce un Medioevo alternativo denso e coerente: uno scisma millenario tra la Chiesa Romana e la Chiesa d'Oriente, guidata da un Salvatore immortale, un mondo dove inquisitori, vampiri e licantropi convivono con dogmi teologici reinventati con molta cura. 

Il protagonista, l’inquieto Padre Elexeion, conduce un’indagine delicatissima muovendosi in questo intreccio tra Fede, Potere e Soprannaturale. 

L'autore alterna momenti di dark fantasy puro a un umorismo ben dosato, mostrando una capacità di scrittura che sa farsi leggera senza sminuire la tensione della scena. 

Le illustrazioni a piena pagina, curate da Wenryel Witch, sono davvero notevoli e danno al libro un'identità quasi da icona sacra, coerente con l'atmosfera del racconto. 

Gli amanti del genere gothic-vampiresco riconosceranno con piacere alcuni richiami al gioco “Vampire: The Masquerade". 

Purtroppo, il genere fantasy è molto spesso abusato e privo di contenuti, ma questo romanzo riesce nell’intento di smascherare il vero volto e le conseguenze cancerose della simbiosi tra Potere e Fede cieca, invitando il lettore a riflettere sul significato di salvezza e sulla responsabilità individuale. 

Un fantasy storico-teologico ambizioso e ben congegnato che mescola Religione, Potere e Soprannaturale con un'idea di partenza originale e uno sviluppo curato fin nei minimi dettagli: un percorso denso e mai banale che conduce a un finale auspicabile, ma non scontato.

Consigliato a chi ama i mondi alternativi costruiti con intelligenza e non ha paura di mettere in discussione le proprie convinzioni.

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