"Trincea domestica", il romanzo d'esordio di Simone Civitelli (Marco Serra Tarantola Editore), non è solo una commedia nera, è un atto d'amore travestito da satira.
Dovrebbe farci ridere - e lo fa — ma la prefazione ci svela che il personaggio è ispirato a un amico vero, scomparso troppo presto: questo romanzo è il modo che Simone Civitelli ha trovato per "regalargli il futuro che non ha avuto il tempo di vivere".
Sapendolo, in ogni pagina si avverte una malinconia di fondo, la nostalgia e l’affetto per questa persona stramba e fragile, narrata senza indulgenza, ma mai con cattiveria gratuita. L’ironia ha permesso all’autore di non scadere nell’eccesso della retorica ipocrita che, troppo spesso, viene dedicata a chi non c’è più e, allo stesso tempo, evidenziarne i difetti senza lasciarsi andare allo scherno.
Il tema dell'antieroe grottesco e paranoico non è certo nuovo nella narrativa italiana — lo hanno esplorato, ciascuno a modo suo, autori come Ammaniti, Benni o Diego De Silva: quello che distingue "Trincea domestica" è proprio il punto di partenza - non un personaggio inventato a tavolino, ma una persona realmente esistita - che rende il libro più intimo e non fine a se stesso.
Anche sul piano della scrittura, Simone Civitelli fa una scelta coraggiosa: periodi lunghi, frasi subordinate che si annidano una dentro l'altra, incisi su incisi che divagano e rallentano il ritmo di lettura.
Non è uno stile immediato — richiede attenzione, a tratti va riletto — ma è una scelta che funziona proprio perché rispecchia il caos mentale del protagonista: la sintassi ne imita il pensiero paranoico e ingarbugliato, continuamente perso in mille rivoli logici prima di arrivare (se mai ci arriva) a una conclusione.
La trama si dipana grazie a un narratore onnisciente che osserva le farneticazioni del protagonista con l’atteggiamento tipico di chi vuole bene, ma non per questo giustifica le assurdità.
I dialoghi con i personaggi di contorno — Ruben il giocatore compulsivo, Furio il gestore dell'armeria ossessionato dall'apocalisse — sono spassosi e mai gratuiti, e il finale (che non vi svelo) regala al signor I una specie di lieto fine paradossale, ironico e commovente allo stesso tempo, perfettamente coerente con lo spirito del libro.
Un esordio che si fa notare e un affetto autentico che si percepisce dietro ogni parola.
Consigliato a chi ama l'umorismo nero, senza sconti ma senza ferocia.
Lo trovate su Amazon e sul sito dell'editore, vi lascio il link

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