La parola di oggi è “autostima”: che io ne sia priva è un dato di fatto ben noto a chi mi conosce.
Non amo la competizione, non credo di valere più degli altri, penso di far bene qualcosina, ma niente di eccezionale o mirabolante o, come dico sempre, indispensabile al prosieguo del genere umano.
L’autostima è necessaria, ma solo quando è sana e obiettiva comprensione del proprio valore.
Detesto le persone aggressive, quelle che a Roma si dice che “se la sentono calda”.
Sgomitare per emergere non mi appartiene: io faccio il mio e se qualcuno mi nota ringrazio incredula, senza uscire dalla mia tana.
Invece vedo che, in ogni ambito, le persone non fanno altro che promuovere se stesse come “il meglio del meglio”: troppo spesso, però, sono proprio quelle che valgono meno.
Gettare fango sugli altri non vi fa emergere, fa solo capire che siete brutte persone invidiose.
Starnazzare incessantemente per far capire al mondo che voi valete tanto è controproducente: si intuisce che siete individui arroganti e boriosi senza alcun valore reale.
Autopromuovervi continuamente e a sproposito dimostra che siete disperatamente alla ricerca di attenzione.
Quello che vi manca è il senso del ridicolo.
Già ieri, leggendo qua e là, ho visto gente proporre il proprio libro a qualcuno che aveva commesso l’errore fatale di chiedere un consiglio su cosa leggere dopo “Il Conte di Montecristo”: (cito testualmente) “capace di regalarmi le stesse sensazioni (…) un romanzo con la stessa forza nei personaggi, nella narrazione, e che sia capace di lasciarmi dentro un’emozione anche dopo averlo terminato”.
Ora, va bene tutto, ma sul serio qualcuno pensa di aver scritto qualcosa che sia allo stesso livello di Alexandre Dumas? Magari sì, non si può mai dire, ma è molto più probabile che non lo sia.
Inizialmente, per questo post avrei voluto parlare di Icaro e della hybris, poi ho pensato che per qualcuno sarebbe stato troppo noioso.
Ho deciso di essere un po’ più leggera, per una volta: la storia di Icaro, semmai, la scriverò nel primo commento.
Oggi sono venuta a sapere che Amedeo Minghi (proprio lui, il trottolino amoroso) avrebbe dichiarato che i Jethro Tull non sono “durati molto”. Spero con tutto il cuore che sia un meme, un falso creato appositamente per ridere, altrimenti bisognerebbe invocare un TSO. Per i più giovani: i Jethro Tull suonano dagli anni '60, hanno venduto oltre 60 milioni di dischi e ridefinito il rock progressivo. Essere definiti "non durati molto" da parte di chi viene ricordato principalmente per “Trottolino Amoroso” è un cortocircuito da medaglia d'oro, argento e bronzo tutte assieme.
D’altro canto, però, i cantanti italiani non sono nuovi a certe boutade: nel 1992, Al Bano fece causa a Michael Jackson sostenendo che la hit “Will You Be There” (1991) fosse un plagio del suo brano “I cigni di Balaka” (1987).
Avete letto bene: Al Bano vs Michael Jackson!
Chiese pure un risarcimento astronomico di ben 5 miliardi delle vecchie lire.
Siamo seri: ce lo vedete Michael Jackson che ascolta “I cigni di Balaka” e si gasa talmente tanto da volerla inserire nel suo album ma, non avendo i soldi per pagare i diritti d’autore, la plagia?
Comunque, in un primo momento, un pretore penale diede ragione ad Al Bano a causa di 37 note consecutive identiche, condannando Jackson a una multa simbolica di 4 milioni di lire e ignorando le richieste miliardarie di Al Bano – che tiene famiglia (più di una) e deve mantenere un esercito di figli.
Poi, la figura di merda internazionale: gli avvocati di Jackson riuscirono a dimostrare che sia la canzone di Al Bano sia quella di Michael Jackson erano, in realtà, pesantemente “ispirate” a un vecchio brano blues del 1939 non più protetto da copyright, intitolato “Bless You for Being an Angel” degli Ink Spots.
Di conseguenza, nel marzo del 2001, la Corte d'Appello di Roma stabilì non solo che Michael Jackson non aveva copiato Al Bano, ma che la canzone di Al Bano non era assolutamente originale come lui aveva voluto far credere: una colossale figura di merda e ingenti spese processuali da pagare - poveri figli di Al Bano.
Ora, che Al Bano vada ancora in giro a dire che ha vinto la causa è ridicolo almeno quanto l’aver pensato che Michael Jackson canticchiasse “I cervi di Balaka” sotto la doccia.
In conclusione, fate attenzione a pesare bene parole e azioni: Icaro docet.

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