giovedì 10 settembre 2026

Adelia Salerno intervista Federico Tamanini

Chi è Federico Tamanini?

È un tizio che stanco e annoiato ha deciso di mettere insieme un po’ di folli mondi, un po’ di strani personaggi e creare qualcosa. Circa tremila anni fa, quando era giovane, fantasticava e si diceva: da grande farò lo scrittore! Si sentivano risate fin dall’altro capo del globo. Poi… incredibile, ma è accaduto!

 Da dove nasce Il peso degli Ultimi e qual è stata la scintilla che ti ha spinto a raccontare questa storia?

Nasce da vicende umane apprese per caso o per ricerca. Vicende dimenticate, sepolte in qualche quotidiano di decenni fa, magari in settimana pagina. Nasce dalla volontà di non lasciar morire quelle memorie. Le memorie di quelle persone che hanno vissuto eventi importanti e sono state dimenticate.

C'è stato un momento o una fase specifica durante la stesura di questo romanzo che ti ha messo particolarmente in difficoltà o che ha richiesto una documentazione più faticosa del previsto?

La verifica dell’affidabilità delle informazioni è importante, quando si scrivono racconti o romanzi storici. Nel mio caso volevo essere certo che, ad esempio, la storia delle ‘ragazze del radio’ fosse corretta. Si tratta di una vicenda importante, si tratta di donne che lavoravano in una fabbrica di quadranti fosforescenti per orologi negli anni 30 del ‘900. Non sapevano che la vernice per i quadranti fosse radioattiva, non erano state informate, ma i livelli alti dell’azienda ne erano a conoscenza. La lotta, le sofferenze e il coraggio meritavano un approfondimento storico.

Qual è il messaggio o la sensazione più profonda che vorresti rimanesse al lettore una volta chiuso Il peso degli ultimi?

Tutti contiamo. Tutti contano. Una donna, un uomo, anche un bambino possono fare la differenza, tutta la differenza che serve. Non è vero che siamo un gregge e che presi da soli non possiamo nulla. Ci serve l’aiuto di altri, certo, ma la nostra azione può essere la prima, o può essere quella che crea la squadra, non importa. La nostra azione è importante e non dobbiamo cedere alla facile lusinga della scusa più facile: io non conto. È falso. Tu conti. Poi sta a te decidere di farti contare.

Nel tuo percorso ti muovi con disinvoltura tra la fantascienza e la narrazione legata a vite vissute e contesti storici e sociali: ogni genere risponde alla stessa urgenza espressiva?

Risponde a un’esigenza che non è mia, è globale. Il futuro e il passato, insieme, insegnano, influenzano, accusano. Il passato punta il dito e dimostra. Il futuro punta il dito, ma verso il domani, e stimola ragionamenti. Insieme aiutano a fare dell’uomo quello che dovrebbe essere: un organismo che usa la logica e la conoscenza per migliorarsi. Siccome non mi pare che questo stia accadendo, intendo scrivere fino a quando mi faranno male le dita. Così non solo ci avrò provato, ma ci avrò provato con tutto me stesso e con il miglior talento che ho. Se non basterà, pazienza. Ma non potevo non tentare.

La fantascienza permette di inventare le regole del gioco, mentre un libro come  Il peso degli Ultimi impone il confronto con il peso della realtà: come cambia il tuo approccio alla pagina tra questi due mondi?

La differenza è totale. Con la narrativa speculativa – chiamiamola pure fantascienza – puoi creare i contesti perfetti per dare risalto ai valori che vuoi mostrare. Violati o eletti, quei valori avranno il teatro ideale per spiccare e creare l’effetto desiderato. Nel contesto storico, invece, va fatta una scelta: uso un momento, un ambiente, una situazione e poi ci ricamo sopra? Oppure prendo un evento reale e lo mostro al mio meglio, ma con rigore? In entrambi i casi si avrà la maggiore credibilità del contesto storico, ma la minore libertà… sempre del contesto storico.

I lettori che ti seguono nella fantascienza ti accompagnano con lo stesso entusiasmo anche quando pubblichi libri come questo, o avverti una spaccatura tra i lettori?

È talvolta più semplice proporre narrativa storica o contemporanea. C’è molta diffidenza verso la fantascienza, anche a causa di una qualità media della prosa e delle produzioni che tende al basso in certi momenti. La narrativa storica ha sempre addosso la medaglia della maestra, ti sembra di impiegare meglio il tuo tempo, immagini di imparare mentre ti diverti. La verità è che la buona fantascienza fa la stessa cosa e può permettersi di portare sul palco il male assoluto senza le spine e le difficoltà del pregiudizio politico o culturale. Senza che il lettore alzi barriere ideologiche, o piuttosto, con minore rilevanza di tali barriere. Ti direi che vendere fantascienza scritta è più difficile, ma proprio il questi giorni il mio “I robot del crepuscolo” sta vendendo bene ed è bestseller Amazon della sua categoria, quindi… chissà.

A quale dei tuoi libri finora pubblicati senti di aver affidato la parte più autentica di te stesso, e che posto occupa Il peso degli ultimi in questo bilancio?

Risposta molto difficile da tirar fuori. Magari dentro c’è, ma non vuole uscire. Io amo il contesto storico, ma amo anche la fantascienza cyberpunk. Il peso degli ultimi è in alto nella classifica dei miei preferiti, direi sul podio. Però con Il Dio Elettrico che è un’opera complessa e voluminosa, ho esordito e sono giunto in finale al premio MondoFuturo. La mia famiglia mi ha visto sul palco, ho potuto parlare con giornalisti e scienziati e sono stato accolto nel mondo della fantascienza. Tempo dopo grazie a lui sono stato invitato a parlare allo stand della Regione Emilia Romagna al Salone Internazionale del Libro di Torino, e mia nonna era con me. Capirete che il coinvolgimento emotivo è stato forte.

Un consiglio per vorrebbe iniziare a scrivere, ma non sa da che parte cominciare.

Iniziate dai racconti. E non pensate al dopo, alla pubblicazione, non pensate a niente. Scrivete. C’è chi progetta i romanzi e li pianifica. È dura iniziare così. Se avete in testa una storiella fateci un racconto. Il resto verrà.

 Progetti futuri?

Tanti. Voglio consolidare tre linee che ho avviato: la fantascienza distopica; la narrativa rurale o satirica; la narrativa storica. Ma mentre scrivo questo so che ho da parte anche molti racconti horror stile Lovecraft, so che mi piacerebbe scrivere fantasy e pure saggi. Quindi… i progetti futuri sono scrivere. E basta.

       

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