Esistono parole che nessuno vorrebbe sentire, che pesano come macigni e descrivono una realtà che non dovrebbe esistere.
La lingua italiana abbonda di termini specifici per il tipo di delitto: infanticidio; figlicidio; neonaticidio;parricidio: matricidio; fratricidio: sororicidio; uxoricidio; mariticidio; prolicidio. Ce n’è persino una per per i re e per i tiranni, ma guai ad averne una per le donne in quanto tali e non per la relazione che hanno con un altro essere umano.
La parola “femminicidio” ha radici precise nel movimento femminista e negli studi criminologici internazionali della seconda metà del Novecento.
È stata sdoganata nel 1976 dalla sociologa e attivista femminista Diana Russell, che la utilizzò durante il “Tribunale Internazionale sui Crimini contro le Donne” per definire l'uccisione di donne e ragazze in quanto tali.
Negli anni '90, l'antropologa messicana Marcela Lagarde ha ripreso e adattato il termine per analizzare i crimini sistematici e l'impunità attorno alle donne uccise a Ciudad Juárez, in Messico, attribuendogli anche una forte valenza politica e sociale legata alla responsabilità dello Stato e al contesto strutturale della violenza.
In Italia, il dibattito si è acceso alla fine degli anni Duemila e, purtroppo, la discussione non è ancora finita: i trogloditi sostengono che il "femminicidio" sia una categoria inutile, un’invenzione linguistica da eliminare, che basti la parola “omicidio” se proprio la vittima non può essere ricondotta a una qualche classificazione canonica.
È vero, in un certo senso.
La parola “femminicidio” non dovrebbe esistere, perché non dovrebbe esistere la metalità che la genera.
Cancellare il termine non cancella il delitto, anzi: serve solo a minimizzare la specificità del movente, a ridurre a una tragica fatalità ciò che invece è un problema culturale fatto di possesso, di pretesa e di rifiuto della libertà altrui.
Il fastidio per "femminicidio" non nasce dal rispetto per la neutralità della lingua: dà fastidio perché sposta l'attenzione sul PERCHE’ quel delitto accade e mette in discussione il diritto naturale del maschio di possedere e controllare tutto quello che vuole.
Nessuno ha mai obiettato che matricidio o infanticidio siano "inutili doppioni" o "invenzioni ideologiche" quando vengono usati nei codici penali o nei titoli dei giornali, però ai trogloditi non piace che siano messe in discussione le loro idee malsane di possesso e di prevaricazione. Una semplice parola li costringe a fare i conti con la propria mentalità infame.
Io sono quasi contenta che ci sia questo dibattito: smaschera anche i sepolcri imbiancati che nascondono la loro anima infame dietro una facciata di perbenismo e ipocrisia. Noi donne sappiamo di non poter abbassare la guardia, di non poterci fidare, di non essere al sicuro.
Nel 2025, i femminicidi sono stati 85, ufficialmente: una donna ogni 4 giorni, più o meno. Le statistiche ci informano che 62 donne sono state uccise dal partner o dall'ex partner, 23 donne sono state uccise da altri familiari. Nei report ufficiali del Ministero dell'Interno, la distinzione viene fatta unicamente in base al contesto e al legame: la macro-categoria è quella degli omicidi in ambito familiare o affettivo (che nel 2025 sono stati 85 su 97).
I dati ufficiali del Ministero dell'Interno (aggiornati al primo semestre del 2026 e contenuti nei report del Servizio Analisi Criminale) introducono una novità importante nella classificazione dei dati: l'applicazione del reato specifico di "femminicidio" (articolo 577-bis del codice penale).
Per essere inattaccabile, terrò separati i casi in cui il movente “femminicidio” è stato, a torto o a ragione, escluso dagli inquirenti.
Casi classificati come Femminicidio (art. 577-bis c.p. / matrice di violenza di genere, stalking o controllo) nel 2026
1. Zoe Trinchero (17 anni) – Uccisa il 6 febbraio a Nizza Monferrato (Asti) da un conoscente/giovane (delitto legato al rifiuto e a dinamiche di sopraffazione).
2. Daniela Zinnanti (50 anni) – Uccisa il 10 marzo a Messina dall'ex compagno (aggressione mortale per il mancato accettamento della fine della relazione).
3. Loredana Ferrara (53 anni) – Uccisa il 20 aprile a Vignale Monferrato (Alessandria) dall'ex convivente (accoltellata in strada dall'uomo che non accettava la separazione).
4. Stefania Rago (46 anni) – Uccisa il 23 aprile a Foggia dal marito (delitto maturato all'interno della coppia in un contesto di tensioni per la volontà della vittima di interrompere il rapporto).
5. Samanta Zironi (50 anni) – Uccisa il 30 maggio a Ferrara dal marito (accoltellata nell'abitazione coniugale in un contesto di prevaricazione e violenza domestica).
6. Alessandra Bruno (49 anni) – Deceduta l'1 giugno a Misterbianco (Catania) per le percosse subite dal marito (violenza domestica e sopraffazione di genere all'interno della coppia).
7. Kety Andreoni (51 anni) – Uccisa il 24 giugno a Camaiore (Lucca) dal marito (delitto commesso in un contesto di grave prevaricazione e contrasto familiare).
8. Tania Sperindio (63 anni) – Uccisa il 16 luglio a Coriano (Rimini) dall'ex marito (delitto al culmine di condotte persecutorie e di controllo).
9. Tania Terrin (39 anni) – Uccisa il 15 agosto a Camponogara (Venezia) dall'ex compagno (delitto preceduto da stalking, maltrattamenti e attivazione del Codice rosso).
Omicidi non riconosciuti come femminicidio (art. 575 c.p. / ambiti familiari, conflitti, drammi della disperazione o moventi economici) nel 2026
1. Monica Canepari (60 anni) – Uccisa il 4 gennaio a Castelnuovo Rangone (Modena) dal padre (contesto di infermità mentale e non-autosufficienza dell'anziano).
2. Linda Iyekeoretin (33 anni) – Morta il 6 gennaio a Castel Volturno (Caserta) a seguito delle percosse dell'ex compagno (aggressione mortale non inquadrata nella fattispecie specifica di genere nei primi atti).
3. Federica Torzullo (41 anni) – Scomparsa l'8 gennaio ad Anguillara Sabazia (Roma) e ritrovata morta (delitto maturato nel rapporto coniugale).
4. Maria Teresa Gavinelli (83 anni) – Uccisa il 13 gennaio a Cameri (Novara) dal marito (dramma della disperazione e della malattia, con esito in omicidio-suicidio).
5. Luigia Rossi (78 anni) – Uccisa a fine gennaio a Latisana (Udine) dal marito (dramma coniugale legato alla non-autosufficienza e alla malattia).
6. Ylenia Musella (22 anni) – Uccisa il 4 febbraio a Napoli dal fratello (conflitto intrafamiliare per futili motivi).
7. Enrica Bardoti (85 anni) – Uccisa il 12 febbraio a Piobesi Torinese (Torino) dal figlio (movente economico legato alla pensione).
8. Valentina Sarto (42 anni) – Uccisa il 18 marzo a Bergamo dal marito (dinamica interna al rapporto di coppia senza la qualificazione autonoma di genere nei primi riscontri).
9. Patrizia Lamanuzzi (54 anni) – Morta il 15 aprile a Bisceglie durante una lite con il marito, poi precipitato a sua volta (conflittualità di coppia con esito in tragedia reciproca/omicidio-suicidio).
10. Drita Koni (55 anni) – Uccisa il 18 aprile a Cossombrato (Asti) dall'ex marito (aggressione estesa anche al nuovo compagno nel contesto dei rapporti familiari).
11. Adriana Mazzanti (63 anni) – Uccisa il 21 aprile a Castel Maggiore (Bologna) dal marito, poi suicida (dinamica di coppia sfociata in omicidio-suicidio).
12. Luciana Capozzoli (53 anni) – Uccisa il 25 giugno a Nocera Inferiore (Salerno) dal marito (dinamica interna ai conflitti di coppia).
13. Mary Elizabeth Hopkins (54 anni) – Uccisa il 28 giugno a Sanremo (Imperia) dal compagno (delitto maturato all'interno della convivenza al culmine di una lite).
14. Lorella Capano (58 anni) – Uccisa il 6 luglio a Sanremo (Imperia) dal figlio (delitto all'interno del nucleo familiare).
15. Pia Cavallotto (86 anni) – Uccisa il 6 luglio a Savona dal marito (dramma della non-autosufficienza e della demenza, con esito in omicidio-suicidio).
16. Luigia Fortunata (33 anni) – Uccisa il 9 luglio a Loreto (Ancona) dal marito (delitto al culmine di una lite tra coniugi separati in casa per questioni di gestione familiare).
17. Dafne Rebaudo (30 anni) – Morta il 13 luglio a Roma (caduta da una terrazza al culmine di una lite con il convivente).
18. Maria D'Alessandro (75 anni) – Uccisa il 15 agosto a Sant'Angelo a Cupolo (Benevento) dal marito (aggressione mortale all'interno del contesto coniugale).
L'ultimo femminicidio, che probabilmente finirò nella seconda lista, è quello di Lorena Isceri, 45 anni, uccisa dal suo ex Federico Vella che l'ha gettata giù dal viadotto dell'A1 a Barberino del Mugello e poi si è lanciato a sua volta nel vuoto.
La scelta dei mezzi fisici più brutali — l'arma bianca, lo strangolamento, le percosse reiterate — non è un dettaglio da sottovalutare: è vero che non tutti possiedono un’arma da fuoco, che renderebbe l’esecuzione fatale ma rapida. Si tratta, piuttosto, della brutalità di una dinamica di dominio e annientamento ravvicinato.
Nella violenza domestica o di genere, l'uso del corpo a corpo, del coltello o della forza fisica diretta risponde alla necessità fisica e psicologica di esercitare il controllo totale sull'altra persona fino all'ultimo istante. Richiede un contatto prolungato, un tempo e un'energia distruttiva che dicono molto sulla percezione che l'aggressore ha della vittima: non un bersaglio da eliminare a distanza, ma un ostacolo o un possesso da piegare, punire e cancellare fisicamente.
Anche nei drammi familiari legati alla disperazione o alla non-autosufficienza, dove spesso si ricorre ai mezzi contundenti o alle armi improprie facilmente reperibili in casa, emerge la stessa brutalità grezza, priva di mediazione tecnologica, che rende la morte un evento di inaudita ferocia materiale.
Potete pure abolire la parola “femminicidio”, cancellarla dai dizionari o fingere che sia solo un'invenzione ideologica.
Potete spalleggiarvi l’uno con l’altro, darvi pacche sulle spalle e compiacervi della vostra mentalità tossica, farvi persino giustificare da quelle donne ormai talmente avvelenate dal patriarcato da non vedere quanto siete immondi, ma non cambierete la realtà dei fatti: finché la vita di una donna sarà considerata una concessione revocabile, nessuna di noi sarà al sicuro.
Ma noi non smetteremo di combattere.
Riferimenti letterari:
- Diana Russell/Jill Radford, Femicide: The Politics of Woman Killing. (1992)

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