giovedì 6 agosto 2026

Frammenti da "Anomalie - storie di vite possibili" - Queen Veronica

 "Ci aveva provato.

Potevano rimproverargli tutto ma, di certo, non che non ci avesse provato: a questo pensava Carlo, fissando i flaconi di pillole che aveva allineato sul tavolo della cucina. Ce n’era persino uno di lassativi, una svista, ma ormai era fatta. Rise di sé, pensando che avrebbe lasciato questo mondo inondandolo della merda che meritava.

Aveva sistemato la tovaglietta americana col tovagliolo coordinato, allineato le posate e aggiunto un bicchiere vuoto e una bottiglia d’acqua, in caso fosse stato necessario riuscire a ingoiare in fretta: non voleva morire soffocato, voleva scivolare nel sonno, con grazia. In pace, finalmente. Aveva acceso lo stereo e messo su il suo LP preferito di Madonna, il primo o il secondo, non ricordava più e non era importante. Aveva riempito una ciotola di cereali e pastiglie, aveva scaldato un po' il latte e aggiunto zucchero e cacao a volontà, fregandosene finalmente della dieta. Si era seduto composto, come gli aveva insegnato sua madre, e aveva cominciato a mangiare la sua ultima cena un cucchiaio dopo l’altro, trattenendosi dal canticchiare con la bocca piena. Aveva sparecchiato e lavato le stoviglie, spazzato via briciole inesistenti, riaccostato la sedia al tavolo e, accennando qualche passo di danza, si era avvicinato alla finestra.

In lontananza, il dolce richiamo della movida. I suoi amici lo stavano aspettando, come sempre. Ma, quella sera, Carlo aveva altri progetti.

Ci aveva provato, ma era stanco, troppo stanco per continuare quella vita clandestina fatta di sotterfugi e mistificazioni, di doveri sociali sempre più prepotenti e di piaceri offuscati dalla paura di essere scoperto, e dal senso di colpa.

Squillò il telefono e partì subito la segreteria telefonica

«Ma dove sei? Non hai ancora finito di depilarti quelle orrende gambette secche e storte?M U O V I T I! Siamo tutti qui ad aspettare te, brutta stronza egoista!»

Era Giovanni, sopra le righe come sempre, tra risate e musica di sottofondo.

Avrebbe dovuto pensarla come Principessa Sissi ma, stando in casa, il suo linguaggio era entrato automaticamente in modalità maschile, quando era necessario riferirsi a se stesso e agli amici con le sue stesse inclinazioni.

Per tutti, di giorno lui era Carlo, giovane e brillante avvocato, orgoglio della sua famiglia borghese; di notte, poteva essere semplicemente quello che voleva.

Carlo voleva essere Queen Veronica, una splendida farfalla elegante e libera, disinibita ma non sguaiata, perfettamente truccata e vestita in maniera provocante, ma mai volgare, un mix perfetto tra la Madonna di «Material girl» e quella di «Vogue».

Aveva passato anni a progettarsi, disegnando l’immagine che aveva di sé tra una versione di greco e una lezione di tennis. Quando i suoi lo lasciavano solo in casa, si rifugiava nella sua stanza e provava tutti i trucchi e i vestiti che si era comprato di nascosto - risparmiando sulla paghetta, barando sul costo dei libri, millantando regali per feste di compleanno cui non poteva esimersi dal partecipare. Queen Veronica aveva preso vita e cambiato aspetto molte volte nel corso degli anni, ma era sempre rimasta confinata tra le quattro pareti della stanza: il tempo di prepararsi, ballare imitando le coreografie dei video di Madonna e, poi, tornare in una valigia ben nascosta in fondo all’armadio.

Una sera, i suoi erano rientrati prima e, nella fretta di riporre tutto, Carlo aveva dimenticato di nascondere un paio di mutandine di pizzo. Sua madre, trovandole sotto al letto, si era precipitata dal marito, in preda all’ansia; lui l’aveva rassicurata, ammiccante: il loro ragazzo era ormai un uomo e, sicuramente, s’era portato a casa qualche bella ragazza mentre loro erano via."




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